Miriam, un storia vera #3

Non mi è piaciuto compiere 35 anni. Forse la colpa è della scuola che, per anni, mi ha insegnato che a 35 anni per una donna quel che è fatto è fatto: diventa più difficile e problematico avere un bambino, s’inizia a invecchiare… Insomma: non era un traguardo che non vedevo l’ora di tagliare! Io un figlio non ce l’ho perché non è mai arrivato il momento giusto. Chi fa il mio mestiere lo sa bene: prima di raggiungere una certa stabilità professionale possono passare anni e un figlio è un impegno che fa paura. Poi arriva il tumore, o Mister K come lo chiamano le mie amiche mutate, e ti trovi costretta a rivedere le tue priorità: ora un figlio non lo posso avere, devo aspettare minimo due anni prima di ritagliarmi una finestra nel percorso di cura per cercare una gravidanza, e quindi? E quindi capisci che non è il TUMORE ma la PAURA il tuo più grande nemico. È la paura che mi ha fatto ritirare i risultati della risonanza magnetica incriminata con un mese di ritardo, mese durante il quale lui è arrivato a colpire un linfonodo, perché “almeno se c’è scritto qualcosa di strano non mi faccio i film e ne parlo subito con la senologa”, è la paura che non mi ha fatto mai imparare a fare l’auto palpazione perché “tanto io sento cose che non esistono e poi mi spavento per niente”… Ecco perché ho deciso che questo tumore non mi avrebbe fatto più paura, anzi lo avrei affrontato di petto con razionalità e forza di volontà! Ecco come:

1: scelta del team di professionisti ai quali affidarsi

Sembra banale ma non lo è. In Italia dall’anno scorso esistono delle vere e proprie Breast Unit dove è possibile essere seguite da un team multidisciplinare composto da: Senologo, Chirurgo Plastico, Oncologo, Genetista, Psicologo. Io, dopo aver sentito un paio di pareri tutti, per fortuna, concordi nella scelta del l’approccio terapeutico, ho scelto di affidarmi a una di queste Breast Unit abbandonando la struttura presso la quale avevo fatto prevenzione fino a quel momento. Il motivo era semplice: da un lato ero arrabbiata per l’assenza di informazioni sulla mastectomia bilaterale preventiva, e dall’altro volevo che la mia fosse una storia diversa rispetto a quella di mia mamma e di mia nonna… volevo voltar pagina e iniziare a scrivere su un foglio bianco!

2: conoscere il percorso che stavo per intraprendere

Appena ti dicono che hai un tumore vieni assalita da un milione di parole (chemioterapia, operazione, protesi, parrucca) una più terrificante dell’altra. Ecco perché ho deciso di prepararmi leggendo un libro, ma non un libro qualunque: un vero e proprio vademecum per supereroine che vogliono sconfiggere il cancro scritto dalla mia amica Francesca del Rosso in arte Wondy. Grazie a questo libro ho scoperto che il sorriso è la nostra arma migliore per sconfiggere la paura del percorso che stiamo per intraprendere e che, sotto sotto, c’è un po’ di Wondy in ognuno di noi!

3: questione capelli

Detto Fatto mi ha cambiato la testa! Ho iniziato a settembre scorso con una cascata di riccioli che arrivava sotto le spalle e già a Gennaio mi ero affidata al “Re del riccio” Kiko per la prima “zacagnata”. Certo, in quel caso Kiko non ha avuto proprio carta bianca e ha dovuto soddisfare alcune mie richieste tra le quali quella di mantenere la lunghezza dei capelli alle spalle. Per Stefano Bonomi invece è stato più facile! Davanti all’ipotesi di una chemioterapia ho trovato il coraggio per fare quello che ogni donna dovrebbe fare quando ha a che fare con un Hair Stylist: lasciargli carta bianca! E così ho scoperto che con i capelli corti sto molto meglio… Voi che ne dite?

Vi lascio con il mio selfie prima di entrare in sala operatoria e vi aspetto settimana prossima per raccontarvi cos’è successo quando mi sono risvegliata dopo 6 ore di anestesia totale…

You May Also Like