Così voglio ricordare i nostri cari

Il mese di novembre non è un mese molto amato. Il caldo sole estivo è solo un ricordo, il freddo comincia a diventare pungente e si aspetta con ansia che arrivi il Natale. E poi novembre comincia con quella festività
così intrisa di dolore a cui, a volte, vorremmo non pensare: la festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti sono sempre giornate intense di pensieri e di emozioni.
Ricordo mio padre che ci teneva a vestirci bene per andare a trovare la
nonna Caterina nella cappella di famiglia. Mia mamma, sempre con il sorriso, in quei giorni diventava triste perché andava a trovare i suoi genitori scomparsi a pochi anni di distanza l’uno dall’altro.
Mia sorella Francesca e io, invece, eravamo contente di andare a salutare
quei nonni mai conosciuti; fuori dal cimitero si compravano buonissime
melagrane e, a volte, anche dei palloncini a elio – quelli che, se non stai
attento, dopo due minuti dall’acquisto raggiungono le nuvole lontane.
Solo quando, a 14 anni, persi la mia amata nonna Maria (seconda moglie
del nonno, ma per me nonna a tutti gli effetti) capii l’importanza di quella
celebrazione. Non avevo voglia di comprare nulla all’uscita del cimitero, ma solo di portarle i suoi fiori preferiti. Sono riuscita a godermi solo nonno
Emilio, perso quando avevo 25 anni. Stavo lavorando a Uno Mattina Estate e ricordo che mia mamma me lo disse solo alla fine della diretta. Scappai al Sud per dargli l’ultimo bacio e seppellirlo insieme alla mia famiglia. Da allora non ho più messo piede in un cimitero e in verità neanche a casa sua, dove ho trascorso i pomeriggi più belli con le mie amiche.
I miei cari li ricordo solo nelle mie preghiere e, con la scusa che non vivo più ad Aversa, rifuggo dalla consueta visita. Forse sbaglio, ma mi mancano e vederli lì mi rattrista.
Grazie a questo editoriale, quest’anno vivrò l’inizio di novembre in maniera diversa. Voglio andare a salutare i parenti che non ci sono più nel luogo in cui sono sepolti, rendendo loro omaggio e portando loro un fiore: a ciascuno quello che amava di più. Perché anche io lo vorrei e perché voglio davvero credere che, dopo questa vita, ce ne sia una più bella e loro la stiano già vivendo.
Non è facile, soprattutto per chi ha perso un figlio, per chi all’improvviso si trova senza il suo amato accanto o per chi tragicamente ha perso una persona cara.
Questo editoriale potrebbe stonare con la copertina gioiosa che celebra il primo anno della rivista, ma credo che non lo faccia. Perché così è la vita, si nasce per percorrere un cammino. L’importante è che sia il cammino
che a noi piace di più. Anche i nostri cari lo vorrebbero.

Buona festa di Ognissanti a tutti.
Voglio davvero credere che, dopo questa vita, ce ne sia una più bella.

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