Mamma anche a lavoro… Ma non sempre (anzi, mai) si può !

La settimana scorsa ho presentato con Fabio Caressa il libro di Maurizio De Giovanni‎, alla galleria Rizzoli a Milano.
Felice di farlo ma ancora di più di poter portare con me il mio piccolo GA. Per me e per lui passare del tempo insieme è davvero un evento raro. Anche stasera mi ha detto: “Mamma, tu lavori a Detto Fatto dove ci sono tanti libri”. Ecco, ormai ha memorizzato che quello è il luogo dove lavora la sua mamma. Quello che mi dispiace, invece, è che in Rai una persona non possa varcare i cancelli neanche di un metro se non è  maggiorenne, salvo chiedere il permesso con mille documenti firmati dai genitori e indicando il giorno specifico.‎Trovo un po’ ingiusta e soprattutto poco moderna questa normativa che c’è nell’azienda in cui lavoro. Quando il mio bambino e il suo papà il venerdì mi vengono a prendere in via Mecenate, devono restare in macchina o fuori il cancello aspettando che io varchi il cosiddetto “tornello” e timbri il cartellino di uscita.
Al lavoro si va per lavorare e non per passare del tempo con il proprio figlio, questo è ovvio!!! Ma credetemi, è anche molto discriminante. E non parlo per me, ma per le tante mamme lavoratrici che ci sono in azienda, sapere che qualsiasi cosa accada, il proprio bambino non potrà raggiungere il posto di lavoro della mamma e che quindi in caso di necessità lei sarà costretta a chiedere dei permessi o saltare anche l’intera giornata di lavoro. Inutile dirvi che il sogno di tutte noi mamme sarebbe di poter avere un asilo aziendale come quelli che esistono in tantissime aziende, ma a me piace sempre pensare positivo e sono sicura che i miei nipotini potranno venire a trovarmi!
Ahhahha

You May Also Like