Caterina Balivo: «Ho perso un bimbo, ora la gravidanza mi fa paura»

La conduttrice televisiva è sposata e mamma. Voleva diventare brava e fino a 24 anni non ha mai fatto una vacanza. «Mi sono sempre piaciuta, anche più rotonda» di Chiara Maffioletti] La conduttrice televisiva è sposata e mamma. Voleva diventare brava e fino a 24 anni non ha mai fatto una vacanza. «Mi sono sempre piaciuta, anche più rotonda»

di Chiara Maffioletti

Caterina Balivo aveva sempre impostato le sue relazioni su una regola: mai uscire con un uomo che ha già dei figli. «Anche perché ero certa che ne sarei stata gelosa». Poi un giorno, a casa di amici, ha incontrato Guido Maria Brera. «Si era presentato dicendomi che avrebbe voluto scrivere un libro, quindi lo avevo inquadrato come un aspirante scrittore. Mi piaceva molto, così mi ero messa in testa di aiutarlo». Prima di ricevere un invito a cena, però, sono passati due mesi: «Non riuscivamo mai ad incrociarci perché io lavoravo e lui nel fine settimana non c’era mai. Pensavo avesse una fidanzata. Poi finalmente siamo usciti e ho capito che non era uno scrittore in attesa di essere pubblicato ma che lavorava nella finanza, che era separato, che aveva due figli e poi che non c’era mai e mai ci sarebbe stato nel fine settimana perché andava a trovarli in Alto Adige». Non esattamente dei dettagli, insomma. «Se me l’avesse detto quando ci siamo conosciuti non l’avrei più incontrato. Avevo 29 anni e il giorno dopo la cena dicevo alle mie amiche: una volta che trovo uno che mi piace, ha tutte queste controindicazioni?». Ma la vita sorprende e, a volte, proprio quello che mai ci si sarebbe augurati è capace di trasformarsi nell’orizzonte migliore per noi. «Ho capito che era una fortuna aver trovato una persona come lui piuttosto che stare con qualcuno di assolutamente libero ma infedele, per dire. Oggi i suoi figli, che hanno una mamma fantastica, li sento un po’ anche miei. E per il bambino che abbiamo avuto io e Guido sono al cento per cento i suoi fratelli: hanno un legame fortissimo».

Sorridere nonostante il dolore

Quella di Caterina Balivo sembra proprio una vita felice. Anche il suo motto — condiviso ogni giorno sui social network — è «sempre con il sorriso». «Ma non è semplice». Ci sono state volte in cui ha dovuto sorridere anche quando era l’ultima cosa che voleva fare: «La gente ne tiene poco conto. Lavoro con dei ritmi impegnativi e con tante persone che, in qualche modo, dipendono da me. Questo mi impone di essere sempre professionale: allegra davanti alla telecamere. Ma c’è una cosa di cui mi sono pentita e che ancora non ho assorbito. Un paio di anni fa ero rimasta di nuovo incinta. Ero felicissima e, avendo già avuto un bambino, ero convinta che tutto sarebbe andato bene. Sapevo che tecnicamente qualcosa, come poi è successo, poteva andare storto, ma era come se la prima gravidanza — andata a gonfie vele — mi avesse dato la certezza che con questa sarebbe stato altrettanto. Invece no. Quando ho perso il bambino, al terzo mese, sono stata malissimo. Ma dovevo comunque andare in video, avevo le mie responsabilità. Non ne ho parlato nemmeno a mia madre e mi sono imposta di andare avanti. Ma ho capito di aver sbagliato: il dolore se non lo elabori non lo superi». La ferita che ha cercato di nascondere, forse anche per questo è diventata ancora più dolorosa: «Non ho più voluto nemmeno tentare di rimanere incinta, per paura. Forse le cose solo adesso stanno iniziando a cambiare. Comunque sia, ho imparato una lezione importante: ora so che è giusto prendersi del tempo anche per stare male».

Fare le domande

Determinata nel voler migliorare lo è sempre stata. «Ho iniziato a lavorare giovanissima e fino a 24 anni non ho mai fatto una vacanza. Sapevo di voler lavorare in tv e così quando le mie amiche partivano per il mare, io andavo a presentare serate di piazza, per cinquanta euro lordi. Avevo voglia di diventare brava». Ha iniziato come valletta a «Scommettiamo che». «Mentre ero lì cercavo di imparare da Fabrizio Frizzi e Afef che erano i conduttori. Afef la guardavo come fosse la Madonna. Lei forse se ne era accorta perché eravamo quattro vallette e, per qualche motivo, parlava solo con me». È arrivata terza a Miss Italia nel 1999, e quando su quel palco è stato il suo turno di svelare i sogni per il futuro, ha detto: «Un giorno vorrei essere io quella che fa le domande». La sua fortuna è stata proprio questa: «Capire presto quello che avrei voluto fare nella vita. Le difficoltà esistono ma sono convinta che si ha tenacia e determinazione, si superano».

Contro l’inquinamento

Schietta anche quando ammette che «la bellezza mi ha aiutata. Aiuta ad emergere, almeno. Io ho sempre avuto un ottimo rapporto con il mio corpo, mi sono sempre piaciuta tanto, anche quando avevo dei chili in più. Poi, è vero, i pregiudizi nei miei confronti ci sono stati perché ero una bella ragazza e lavoravo. Ma tanto ci sono anche adesso, perché sono sposata con un finanziere. Mi limito a fare del mio meglio, penso che solo noi stessi possiamo cambiare le cose». Ma su una cosa non ha dubbi: «L’Italia è logorata da un’invidia sociale classica delle persone che non arrivano al loro obiettivo. Quell’invidia va sconfitta lavorando sodo». Il suo impegno, adesso, è un progetto lanciato per sensibilizzare le persone sull’aria. «Tutti sono convinti che i danni maggiori arrivino da quello che mangiamo, invece non c’è paragone con l’aria che respiriamo. Due terzi delle città più inquinate d’Europa sono in Italia. Con mio marito abbiamo fondato così una onlus, Cittadini per l’aria, in cui facciamo quanto possibile per cambiare le cose».

Le tre regole della mamma

Avere vicino la persona giusta aiuta anche a portare avanti i propri obiettivi, pare. «Devo ringraziare mia mamma per questo e le tre regole che ha dato a me e alle mie sorelle: studiate, siate indipendenti e sposate solo chi vi ama. Anche per questo sono sempre stata immune dal fascino dell’uomo che ti tratta male. Quel tipo fa proprio pena. Ogni volta penso: chissà cosa ha subito da piccolo per essere così». È credente — «e meno male, perché la fede dà un sostegno enorme nella vita. Una mia amica mi ripete sempre: sei intelligente, non puoi credere davvero che esista Dio. Invece ci credo eccome» — ma al suo bambino ha già insegnato che le famiglie non sono solo quelle con una mamme e un papà: «Conosco persone gay che sarebbero ottimi genitori e eterosessuali che non augurerei a nessuno».

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