#CateCult: La regina degli scacchi

Non ha rivali, è la passione di tutti! Io l’ho vista solo dopo Suburra (per patriottismo). E’ la serie dell’anno.  Sto parlando de “La Regina degli Scacchi” (titolo originale: “The Queen’s Gambit).
È una miniserie Netflix, che ho iniziato a vedere qualche giorno fa e, che dirvi?! L’ho divorata! Vorrei poter andare a mangiare un gelato con la protagonista ventiquattrenne Anya Josephine Marie Taylor-Joy, fotografata di recente dal mio amica Alan Gelati.

Ma torniamo alla serie, evitando di farvi spoiler, la storia ruota attorno alla vita di una bambina prodigio degli scacchi, orfana, di nome Beth Harmon. Il racconto segue le sue vicissitudini dall’età di otto anni fino ai ventidue, con uno sguardo duplice sulla sua crescita che, se da un lato è ricca di successi davanti alla scacchiera, dall’altro è sottoposta a una lunga lotta contro la dipendenza da alcol e psicofarmaci.
La cosa che mi è piaciuta di più? Seppur la protagonista non sia esistita, la storia è un vero e proprio tributo alle donne intelligenti. Beth, infatti, non accetta di nascondere le sue doti e non ha paura a sfidare un ambiente super maschilista per poter dimostrare le sue grandi capacità.
E parte da qui il mio invito a tutti voi a guardarla, con il desiderio che lo stesso tifo che farete o avete già fatto, nei confronti della protagonista, continuerete a compierlo nella vita di tutti i giorni, affinché tutti insieme possiamo un giorno arrivare a raggiungere la completa parità di diritti tra uomo e donna. Si, perché purtroppo il gender gap è ancora oggi un problema attuale.
A proposito, avete sentito cosa ha detto il professor Donato Mitola?
Durante una lezione online di Bioetica agli studenti di Medicina dell’Università di Bari, Mitola ha pronunciato una serie di frasi vergognose tra cui: “Non ci possono essere giudici donne, perché giudicare vuol dire essere imparziali e le donne invece sono condizionate dall’emotività”. Frasi aberranti che, definirle sessiste, è dir poco.
Ora, bene che sia stato sospeso ma lo obbligherei a vedere la serie del momento così per ricordargli che il mondo è cambiato e che se noi donne avessimo lavorato da sempre avremmo un mondo migliore oggi.
Caro Mitola si accomodi a casa sua a fare i “servizi di casa”.

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