Corriere della sera – Cultura

060220142

Così un esordiente mi ha spiegato il piano segreto per far fuori la classe media (e mi ha convinto)

di Michele Rossi

Credo fosse inverno, avevo acceso il neon alle tre del pomeriggio e fuori faceva freddo, da dietro i vetri alti della torre. Leggevo qualcosa distrattamente quando sul cellulare compare il nome dell’Autore a cui non si poteva dire di no. Rispondo squillante come dopo una doccia, rubando l’energia al cielo bianco.
Carissimo, come stai?
Io bene. tu stavi dormendo?
Io? no anzi, stavo rileggendo quelle tue nuove pagine per la nuova edizione di…
Senti, c’è questo trader, uno bravo, che ha scritto…
Oddio, un altro trader. me ne arrivano due al giorno. Ti avevo raccontato di quello che era capo di Lehman e poi a capo di Nomura nella stessa sede di Lehman tre giorni dopo il crack…
No.
Ah.
Ecco, questo trader gestisce il patrimonio di un amico, il padre di quella mia amica di Roma
Non c’è bisogno di spiegarmi niente…
Lo incontri?
Lo incontro e non lo pubblico, vero?
Sei te l’editore.
Solo perché me lo chiedi tu.
Infatti te lo chiedo io. senza impegno, ovviamente.
Bene.
Bene.
Cia… scusa ma il tuo romanzo quando pensi di consegnarl…

L’autore è molto esigente.
Tempo di concentrarmi su una risposta spinosa da dare a un agente mi squilla di nuovo il telefono. numero privato.

Parlo con Michele?
Con chi sto parlando?
Mi ha detto di chiamarti…
Sì, sì ho capito.
Sono in via Rizzoli.
In che senso?
Che sono qui.
E come mai?
Mi ha detto che ti aveva parlato.
Trenta secondi fa.
Salgo?
Salga, sesto piano.

Ero irritatissimo. Vuoi perché era troppo palesemente una trappola, poi perché, cercando il suo nome su Google, avevo visto che era un uomo bellissimo e dannatamente ricco. Vuoi perché ero stanco e questi uomini di potere che danno per scontato che bastino i soldi a ripagare il debito di talento che hanno contratto con la vita, quando non mi fanno ridere scatenano istinti primordiali.

Si presenta bello come il sole. Io gli stringo la mano come si fa tra schiavi liberati e gentili con la primavera negli occhi, i denti color bicarbonato. Per stringere i tempi lo porto nella sala riunioni in cui avevo volontariamente aperto la finestra per abbreviare il nostro incontro.
Che freschino.
Eh, in effetti. Devono essere stati gli addetti alle pulizie.
Io adoro il freddo – e si toglie la giacca lasciando a risplendere sotto il neon la camicia bianca ancora perfetta a fine giornata.
Allora Milano in questi giorni è perfetta. Lei dove abita?
IO? ahahah. io… non saprei. Vivo dove serve. Londra, Roma, Kuala Lumpur, dipende. A volte mi sveglio e non ricordo dove sono, o sono in aereo e mi dimentico dove sto andando. Ho una casa sulle Alpi. Ho fatto cablare tutto il paesino, per essere in linea con Londra. Qui ogni secondo si guadagna o si perde di tutto.
Ah. Mi dica del libro.

Poi iniziò a parlare. Avevo detto alla segretaria di venirmi a chiamare con urgenza dopo un quarto d’ora simulando una riunione al vertice improvvisa, ma rimasi fino all’ora di cena. Mi parlò di sé, di voler essere il numero uno, di essere così bravo da prevedere il futuro (o di condizionarlo).
Mi spiegò come la classe media era destinata a estinguersi come il tonno rosso perché così era stato deciso.

Uscimmo insieme. Lo guardai andare via su un’auto su cui la polvere non si era mai posata.

Ci vedemmo la settimana successiva, in mensa. Volevo un testimone e chiamai i miei editor. Lui ci spiegò come shortare sul debito spagnolo facendo corneraggio (pratica illegale e apparentemente facile) spostando un pezzo di pane sul vassoio bianco.
Ed è stato lì che ho “sentito” la storia. Perché le storie sono annidate come bisce tra le pietre di un fiume.
Quando le cerchi non ci sono mai, poi arriva un alieno come Guido Brera e ti sembra di vedere Herzog/Fitzcarraldo che disbosca mezza Amazzonia e fa crepare Indios come mosche per spingere la sua dannata barca contro il volere di dio.

Questo libro non sarebbe esistito senza la “persona”. Ha preso forma quasi contro la mia volontà, perché avevo altre priorità e avevo paura di impiegare male un tempo sempre più risicato.
E spiegare in casa editrice perché un progetto apparentemente di varia (non conosco altri trader scrittori di talento) stava prendendo tanto spazio. avevo bisogno di vederlo nel suo ambiente per capire la storia che si immaginava, avevo bisogno di guardarlo in faccia quando perdeva dieci milioni di euro in poche ore per poi andare a cena spensierati.

Non riuscivo a non pensare ai suoi soldi (perché quelle cifre sono inarrivabili, inaffrontabili) per confrontarli con la sua bici da tre lire, le sue carte di credito infilate in tasca come tessere della metro, la sua Bmw modificata che costa come anni di stipendio.
Il suo sorriso e la sua umiltà perché intorno a lui i soldi davvero non sembrano importanti e la sua figura creava un corto circuito con tutto l’immaginario alla Wall Street, lupo o non lupo.
Il mio romanzo era lui e avevo bisogno di sfogliarlo.

Il suo I diavoli esce per Rizzoli come il figlio inatteso. In natura non sarebbe esistito perché Guido ha imparato ad essere scrittore distaccandosi da se stesso mentre io facevo un editing vivente. Questo sì e questo no.
La sua vita era tutta un romanzo, ma molti ne erano passati e io dovevo averli letti per sapere cosa togliere. I diavoli innova il linguaggio e l’immaginario del mondo della finanza perché non parla di finanza, è la finanza, nel pieno del suo strapotere. o almeno, così ci è sembrato in due anni di lavoro.

Pronto.
Ehi, carissimo!
Ma mi ha detto di averlo finito, il romanzo.
Guarda, non immagini come sono felice. Come sono soddisfatto. Ti avrei ucciso quel giorno quando me l’hai mandato in casa editrice senza dirmi niente…
Vedi? Quasi mi devi ringraziare.
In effetti sì, ti ringrazio. adesso speriamo che venda.
Vedrai vedrai. A proposito, ti avevo mai parlato di quella mia amica attrice?

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